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Descrizione dell'arte del Vetro di Murano, Fornace e Moleria
Friday 05 January 2007

Murano ha conservato per secoli l'arte del vetro gelosamente, a tal punto che nell'antica Serenissima Repubblica di Venezia, nessuno aveva la facoltà di poter lasciare l'isola senza permesso ufficiale.

Ciò nonostante la sua tradizione si è tramandata per secoli, generazione in generazione, da maestro a garzonetto, che come da padre in figlio la storia ne ha realizzato una evoluzione che continua tuttavia a rispettare le usanze e i costumi veri e integri, e ne ha portato fino ai nostri giorni la grandezza e la bellezza delle opere in vetro realizzate nell'isola di Murano.
Il fascino di quest'arte è quindi impossibile da descrivere, la sua rappresentazione ne richiederebbe attenzione, lustro e profonda conoscenza. Proveremo di seguito a descrivere brevemente alcuni punti importanti per chi avesse l'interesse di sapere un po’ di più su questa secolare e unica arte. Per questo motivo introduciamo la descrizione della lavorazione del vetro di Murano con alcuni passi tratti dall'opera Il Fuoco del famoso poeta Gabriele D'Annuzio:

 

"Ferveva il lavoro intorno alla fornace. In cima ai ferri da soffio il vetro fuso si gonfiava, serpeggiava, diventava argentino come una nuvoletta, splendeva come la luna, scoppiava, si divideva in mille frammenti sottilissimi, crepitanti, rutilanti, più esigui dei fili che si vedono al mattino nelle foreste tra ramo e ramo. Gli artefici foggiavano le coppe armoniose, ciascuno obbedendo nell'operare ad un ritmo suo proprio generato dalla qualità della materia e dalla consuetudine delle movenze atte a dominarla. I garzoni ponevano una piccola pera di pasta ardente nei punti indicati dai maestri e la pera si allungava, si torceva, si mutava in un'ansa, in un labbro, in un becco, in uno stelo, in una base. Disperdevasi a poco a poco il rossore sotto gli ordegni; e il calice nascente era esposto di nuovo alla fiamma, infiddo nell'asta; poi n'era tratto docile, duttile, sensibile ai più tenui tocchi che l'ornavano, che l'affinavano, che lo rendevano conforme al modello trasmesso dagli avi o all'invenzione libera del nuovo creatore. Straordinariamente agili e leggeri erano i gesti umani intorno a quelle eleganti creature del fuoco, dell'alito e del ferro, come i gesti d'una danza silenziosa."

Maestro vetraio che soffia , immagine in vecchio stile

La creazione del vetro inizia dalla fusione di sabbie minerali in recipienti in refrattario contenuti nei forni che vengono tenuti a temperature molto alte. Nella prima fase le sabbie vengono composte a crearne i vari tipi di vetro, per esempio cristallo, e vari tipi colore, per esempio zaffiro, e tonalità. Spesso le composizioni vengono tenute riservate da fornace a fornace con lo scopo di tenere unico il vetro creato.

La temperatura di fusione e creazione del vetro varia da 1200° ai 1400°, i minerali bollenti si amalgamano a formare un liquido vitreo. Questa è la fase in cui il vetro viene mescolato per ottenerne il colore voluto a seconda delle sabbie messe a fondere.
La fase della lavorazione del vetro necessita un abbassamento della temperatura dei forni a 800° cosi da far prendere maggiore consistenza al vetro, la fase di controllo della sua qualità viene effettuata con prove di soffio che ne misurano la sua elasticità.

Il vetro liquido viene prelevato dagli assistenti del maestro, chiamati servente o garzonetto, facendolo avvolgere alle canne di metallo da soffio e da lavoro.

Questo procedimento, chiamato “evare”, consiste nel far raffreddare via, via il vetro fondente sulla canna di metallo,  che viene alzata con abilità dal servente che presto l' avvolge su se stesso, facendo roteare velocemente la canna su se stessa e colare nell'eventualità la quantità sia in eccesso.

Sulla cima della canna il vetro viene preparato con aggiunta di materiali vari, foglia d'oro, foglia d'argento, murrina, canne di vetro sottili, paste per il colore, avventurina che a fusione prenderanno corpo nel vetro incandescente e saranno parte decorativa dell'opera finale.

A seconda delle necessità il vetro viene scaldato più volte nei forni, famoso il detto fatto alla prima, che sta a significare che la lavorazione dell'oggetto finale non richiederà una seconda calda nel forno.
Il vetro preparato viene portato al maestro che ne realizzerà l'oggetto con abilità. Il maestro sul “scagno” ne crea le forme e coordina i serventi a preparare il vetro, portarglielo via, via che il maestro lo necessita per la lavorazione, posarlo a piacimento dove con maestria ne da forma e sostanza.

lavorazionre vetro

 


La maggior parte degli oggetti richiedono che il Maestro li riporti a temperatura per numerose volte, tra queste fasi il vetro è lavorato con utensili, pinze e attrezzi di vario tipo. Il vetro viene tirato, schiacciato, pizzicato, stirato, rigato, allungato con pinze, e  tagliato per lungo e in largo con forbici.  Come giocolieri i maestri girano i vetri nelle cime delle canne facendo ruotare le canne formando cerchi simmetrici nell'aria. Tutte questi movimenti danno la possibilità al vetro molle di assumere le forme volute. Le canne bucate vengono usate  per far pressare al loro interno l'aria creando bolle di vetro che prenderanno poi la forma di bicchieri, calici, tipetti, vasi e molto altro. Mentre il servente soffia e ruota il vetro per mantenerlo perfettamente in asse, il maestro lo modella dandone la forma con pale in legno bagnate in acqua. Un altra fase e tecnica della lavorazione è detto puntello. E' usata per permettere di rifinire tutto l'oggetto senza intaccare la forma della base. Il servente scambia la canna del maestro attaccando l'oggetto in vetro in fase di creazione a un puntello di altro vetro preparato in un'altra canna, in questo modo è possibile prelevare e manipolare l'oggetto da altre angolature.
 Spesso vengono usati attrezzi in legno per la soffiatura del vetro, anche questi utensili, stampi sono modellati a mano in legno di pero da artigiani del legno. Anche gli utensili in metallo, come forbici pinze ecc vengono creati e lavorati a mano da abili artigiani che ne discutono e disegnano le forme su richiesta dei maestri vetrai.
L'opera in vetro viene posta subito dopo la sua lavorazione in un apposito forno, detto tempera, che come il nome stesso definisce, ne diminuisce gradualmente la temperatura ed evita che il vetro possa esplodere per essere stato esposto a bruschi sbalzi di temperatura. Si usa far giacere i vetri appena lavorati sulla sabbia per evitare che il vetro caldo possa piegarsi e collassare su se stesso.

 A vetro raffreddato comincia un'altra fase del processo di lavorazione finale dell'opera: la delicata lavorazione a freddo del vetro, detta molatura. La molatura del vetro è una delle tecniche usate per creare effetti particolari sulle superfici degli oggetti. Il vetro in questa fase viene lisciato da imperfezioni e abbellito con scanalature, incisioni, molature e velature che ne ricavano luci e colori diversi. Il vetro inciso e velato da effetti unici all'oggetto finale, soprattutto negli ultimi decenni molte opere vengono realizzate con grandi importanze alla molatura. I macchinari usati muovono ruote di pietra di varie misure che in grandi vasche di acqua consentono ai molatori di lavorare a mano gli oggetti.

"Non c'è dubbio che la madre di tutte queste Arti sia quella de' Fornasieri di Murano mentre da questa nascono li Quari, che si riducono in Spechi, le Lastre e Supiadi, nonche la canna forata per l'Arte dei Perleri, e canna piena ad uso de Margariteri, onde tutte queste Arti hanno il loro provvedimento dalle Fornaci di Murano, senza di che non possono usare il loro esercizio le arti medesime".

 

 
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© 2010 The Art of Murano Glass - VENIXE - L'arte del Vetro
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